ROMA – È cominciato oggi il Corso europeo per giovani giornalisti, content creator e operatori dell’informazione che si tiene nella redazione dell’agenzia Dire a Roma, in collaborazione con Eu Video News, servizio di produzione audiovisiva che ha sede a Bruxelles. Il tema della prima delle tre giornate di lavori è ‘L’Europa: come funziona, come sarà , come raccontarla’”. Ad aprire i lavori – segnati da partecipazioni, testimonianze e contributi di eurodeputati, rappresentanti e voci del Parlamento Ue in Italia – è stato il direttore Carlo Corazza. In primo piano, nel suo intervento, il tema del contrasto alle fake news. A seguire, la coordinatrice dell’Ufficio stampa del Parlamento europeo in Italia, Valentina Parasecolo, e l’eurodeputato Salvatore De Meo, eurodeputato di Forza Italia, del gruppo del Partito popolare europeo (Ppe).
CORAZZA (PARLAMENTO UE IN ITALIA): “L’UE SOTTO ATTACCO DELLE FAKE NEWS”
L’Europa è sotto l’attacco di un’alleanza “de facto” tra autocrazie e piattaforme digitali, alimentando quelle fake news che minano la libertà dei cittadini di costruirsi un’opinione informata e, quindi, le basi stesse delle democrazie liberali: parte da qui la riflessione del direttore del Parlamento europeo in Italia, Carlo Corazza, rivolgendosi ai venti partecipanti al Corso europeo per giovani giornalisti, content creator e operatori dell’informazione, che per la sua quinta edizione è organizzato in Italia dall’agenzia Dire ed Eu Video News. Corazza mette a fuoco le ragioni per cui, nel mondo di oggi, è cruciale svolgere la professione giornalistica con competenza e responsabilità . Come ricorda Corazza, dopo i sospetti di ingerenze esterne per “inquinare” il referendum sulla Brexit nel Regno Unito, nell’Ue si è sviluppata la sensibilità sull’urgenza di dotarsi di strumenti normativi a tutela dell’ecosistema informativo, da cui derivarono diversi regolamenti e direttive. Si parte con il Regolamento Ue sui dati personali, il cosiddetto “Gdpr”, per arrivare al Regolamento sull’Intelligenza artificiale (Ai Act) e il Media Freedom act (Emfm), per la salvaguardia dei giornalisti. Un corpus normativo che, avverte Corazza, “è fortemente osteggiato, come vediamo, pa Paesi come Russia, Cina, Bielorussia”, fino all’Amministrazione Trump, la cui campagna elettorale “è stata finanziata anche da alcune grandi piattaforme”. Washington, avverte ancora, “ha nel mirino questo quadro normativo e questo deve far riflettere”. Secondo Corazza si può osservare una sorta di “saldatura ‘de facto’ tra le autocrazie e le piattaforme digitali: “Non c’è una volontà deliberata delle piattaforme di promuovere questa guerra ibrida- chiarisce il direttore- tuttavia le fake news aumentano la vendita della pubblicità , favoriscono la presa dei dati degli utenti e fanno salire il valore di queste aziende in borsa”. Quindi, “in qualche modo, le ‘bufale’ favoriscono il business”. Un sistema da cui è assolutamente necessario “tutelarsi” con gli strumenti giusti. Corazza conclude lasciando ai corsisti qualche consiglio di lettura: ‘Qualcosa è andato storto’ di Riccardo Luna (Solferino, 2025), e ‘L’ora dei predatori. Il nuovo potere mondiale visto da vicino’ di Giuliano da Empoli (Einaudi, 2025).
PARASECOLO (EUROPARLAMENTO): “L’UE? I GIORNALISTI NON POSSONO IGNORARLA”
“Mai come oggi abbiamo bisogno di un giornalismo forte, indipendente e competente”: lo dichiara Valentina Parasecolo, responsabile relazioni con i media del Parlamento europeo in Italia. “Il corso della Dire- continua Parasecolo- permette ancora una volta di mettere insieme accademici, ma anche giornalisti, esperti che lavorano nelle istituzioni europee oppure nelle redazioni che coprono i fatti europei, dando a tutti gli effetti delle opportunità ai giovani studenti selezionati di conoscere l’Europa dall’interno”.Per la responsabile, si tratta di “un’Europa che non si può ignorare oggi, perché viviamo in un mondo globale, con sfide globali, e gli strumenti per affrontare queste sfide vengono molto spesso dall’Unione Europea, dagli Stati, dalla Commissione e dal Parlamento europeo che, infatti, supporta questo corso, ancora una volta”, conclude.
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NATO, DE MEO (FI): “SERVE IL PILASTRO EUROPEO”
“Mi preoccupa molto il fatto che Putin, Trump e la Cina vogliano condividere percorsi per mettere fuori gioco l’Europa” e per questo andrebbe “immaginato un pilastro europeo all’interno della Nato: dobbiamo sedere a quel tavolo con pari dignità , abbiamo ormai ben ripagato tutto il supporto ricevuto tramite il Piano Marshall”. Ne è convinto Salvatore De Meo, eurodeputato di Forza Italia nel gruppo dei Popolari europei (Ppe). De Meo, che fa parte della Delegazione per le relazioni dell’Assemblea parlamentare della Nato ed è membro in commissione Difesa e Sicurezza, osserva anche delle “irrituali provocazioni da parte del presidente degli Stati Uniti rispetto alle spese di funzionamento della Nato”. Tuttavia “le dobbiamo interpretare come una responsabilizzazione”. La politica di Trump, spiega, “non disarticola la Nato, ma penso piuttosto che stia portando a una riforma”, quella che “il segretario Mark Rutte chiama Nato 2.0”. Sfide però a cui a livello Ue bisogna rispondere “superando il meccanismo dell’umanità ”, in Consiglio europeo, “sulla politica estera e di difesa”. “Dobbiamo poi dotarci di una base industriale” in tema di difesa, e ricorda “lo strumento europeo Safe, di cui l’Italia usufruisce per 14 miliardi, e che punta proprio a incentivare gli acquisti europei all’interno dell’Ue, perché a oggi siamo troppo dipendenti dagli Stati Uniti” per armamenti e dispositivi “dual-use”.
L’eurodeputato De Meo continua riferendo che “Come Parlamento europeo abbiamo intrapreso un percorso per una relazione di iniziativa, a cura della commissione Affari costituzionali, di cui sono relatore, e della commissione Sicurezza e Difesa, perché vogliamo che gli stessi Trattati europei siano rivisti in maniera mirata, affinché siano più operativi e adattabili ai nuovi scenari geopolitici”. In particolare, continua l’esponente di Fi-Ppe, “stiamo chiedendo una revisione dell’articolo 42.7 che nella sua versione originale vede l’impegno di tutti paesi membri a rispondere nel caso ci fosse un atto di guerra, e noi chiediamo cosa si intenda per ‘atto di guerra’. Crediamo che Commissione, Consiglio e Parlamento debbano dare una precisazione, dato che oggi per ‘atto di guerra’ si potrebbe intendere anche una fake news, un attacco cibernetico o una gestione irrituale del flusso migratorio”. De Meo sottolinea che, per sicurezza, “ormai non si intende solo quella legata agli armamenti ma anche quella energetica, alimentare, oppure sanitaria”. Infine, un cenno a chi teme l’investimento di troppi soldi pubblici per la corsa al riarmo: “Non trovo giusto contrapporre le spese per la sicurezza alle spese per il welfare”, convinto che “non esisterà più welfare senza garantire la sicurezza”.
FIORE: “PROMUOVE STRUMENTI PER PREVENIRE LA DISINFORMAZIONE”
“Disinformazione: non basta combatterla, bisogna promuovere strumenti per prevenirla”: parte da qui la riflessione di Valeria Fiore, responsabile comunicazione e social media al Parlamento Europeo di Roma, rivolgendosi ai partecipanti alla prima giornata del Corso europeo per giovani giornalisti e content creator alla Dire, che lo organizza in collaborazione con Eu Video News. Per capire la portata della disinformazione combinata all’intelligenza artificiale, Fiore porta l’esempio della Francia: “Alcuni sondaggi- spiega- riferiscono che circa l’80% dei cittadini sceglierebbe per chi votare consultando l’IA. Immaginate cosa significa per i nostri paesi intervenire sulle scelte di voto, creando opinioni distorte. Se non troviamo il modo di intervenire, ponendo regole e limiti a chi da gli input all’Ia, possiamo andare incontro a dei seri pericoli”. L’Unione europea, coi sui valori e meccanismi per difenderli, è diventata “un target da minare dall’interno” anche tramite questo tipo di strumenti, da parte di paesi come “Russia e Bielorussia, ma anche Iran, Cina e Corea del Nord”. Per questo da diverso tempo “nell’Ue è cresciuta la richiesta per dedicare maggiore attenzione al tema”. Sviluppati dunque negli anni una serie di strumenti e pacchetti normativi, a partire dal Codice di condotta sulla disinformazione, adottato nel 2018 e “notevolmente rafforzato nel 2022”, e di cui poi nel 2025 la Commissione e il comitato europeo per i servizi digitali ne hanno approvato l’integrazione come codice di condotta sulla disinformazione nel quadro del regolamento sui servizi digitali. Molto utili secondo Fiore le risorse disponibili su https://disinfocode.eu/ “per realizzare inchieste ma anche segnalare. news che fomentato la disinformazione”.
La responsabile social del Parlamento europeo in Italia cita anche l’European Fact-Checking Standards Network (Efcsn), “grande piattaforma che riunisce decine di testate e fact checker europei, per contrastare fake news e monitorare la giusta applicazione del Dsa”, che “è diventato un punto di riferimento per gli addetti ai lavori”. Il Dsa – Digital Service Act, è la normativa che regola i servizi digitali e quindi anche le azioni di social network, marketplace, motori di ricerca e app store. Per Fiore “è molto importante l’articolo 23, che impone il divieto assoluto di presentare annunci basati sulla profilazione dei dati personali”. Si arriva quindi all’Ai Act, “la prima legge a livello mondiale per regolamentare l’intelligenza artificiale”. Come informa Fiore, “il regolamento è stato varato nel 2024, ma stiamo già lavorando al suo secondo perfezionamento”, sempre attenti a “proteggere gli utenti senza fermare lo sviluppo dell’Ia”. Tra le pratiche a cui le norme cercano di porre un argine c’è “la profilazione degli utenti, l’Ia per la lettura delle emozioni, per le previsioni dello stato di salute”, ma introduce anche “l’obbligo di etichettare i deep fake e di rendere tracciabili i testi”. Infine, l’ultimissima azione europea ha portato ad aprile all’istituzione della Commissione speciale sullo scudo europeo per la democrazia (Euds), che punta a difendere le istituzioni, i cittadini e i processi democratici dell’Ue dalle minacce ibride e dalle ingerenze straniere “coinvolgendo proprio debunker, fact cheker e chiunque sia impegnato nella lotta alla disinformazione”, conclude Valeria Fiore.
GUI (STORICO): “L’AVANZATA DELLE DESTRE LEGATA ANCHE AI DRAMMI DEL PASSATO”
“Gli psicodrammi” europei dei secoli scorsi in parte ancora valgono nell’Europa di oggi: parola dello storico Francesco Gui, docente di Storia moderna all’Università La Sapienza di Roma, tra i relatori della prima giornata del Corso europeo per giovani giornalisti, ospitato dall’agenzia Dire in collaborazione con Eu Video News. “Nell’800- ricorda- Victor Hugo diceva che ‘la capitale è Parigi’, esprimendo un senso di superiorità nazionale che continua a riflettersi ancora oggi”. Emergerebbe secondo Gui, “dal ritorno in auge di Marine Le Pen”, l’esponente della destra nazionalista e conservatrice candidata alle presidenziali del prossimo anno. “I francesi- continua il docente- hanno il seggio permanente al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, hanno quindi il diritto di veto, e possiedono la bomba nucleare. Pensate quanto in Germania – soprattutto quando era divisa in due – questo abbia creato problemi e fastidi, e credo che l’avanzata dell’Afd”, altro partito nazionalista e conservatore, “sia legata anche a questi sentimenti: c’è stato un tempo in cui sono stati i tedeschi a ospitare la ‘capitale dell’impero’, in Europa”.
Per non parlare del retaggio coloniale: “Francia e Italia ancora non vanno d’accordo sulla Libia”. Quanto alla Meloni, ancora di recente “ha attaccato il manifesto di Ventotene”, accusando “il partito rivoluzionario di voler imporre una dittatura europea”. Ma in realtà secondo Gui “si cercava di evitare che l’Europa cadesse sotto l’influenza degli Stati Uniti, dopo la seconda guerra mondiale”, ma al contempo “gli stessi promotori dell’idea dell’Europa federalista sostennero il progetto della creazione di una Unione di Stati. Quindi- evidenzia- nessuna dittatura”. Tuttoggi l’Unione europea soffre questo attaccamento degli stati alla propria sovranità , come risulta evidente dalla frammentazione dei 27 su tanti temi, dalle politiche industriali a quella estera, e dal fatto che a livello decisionale “non si rinuncia al voto all’unanimità , che mantiene il diritto di veto”. Questo accade mentre bisogna fare i conti con sfide esterne e concrete alla sovranità degli Stati, che arrivano anche da nuove tecnologie e Intelligenza artificiale, che i gruppi di cyber criminali possono usare per attaccare ministeri, sistemi bancari e tanto altro. “Ma noi”, avverte lo storico, “non promuoviamo l’Unione europea per tornare all’idea delle grandi nazioni ottocentesche, potenti e sovrane”, bensì per “garantire il concetto della pace”, perché “abbiamo fatto un salto antropologico, capendo che il potere non arriva ammazzando migliaia di persone”.
UE, GUI: “AVANZATA DESTRE LEGATA ANCHE DRAMMI PASSATO”
“L’Europa non è solo la storia degli Stati nazionali, è una memoria che ci resta e che vale anche per il futuro”. La riflessione di Gui parte dalla Casa della Storia europea, il professore ha ripercorso le radici dell’identità culturale europea, sottolineando come non si tratti soltanto della storia dell’unificazione, ma di una rappresentazione di valore. Il viaggio di Gui va dall’antica Grecia, dove il concetto di Europa era già legato ai valori democratici e alla partecipazione politica, alla Rivoluzione francese del 1789, fino all’affermazione dell’Europa come potenza mondiale. Un’identità che va oltre i confini nazionali e che richiama figure come Machiavelli, Robert Schuman, Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi.
CHERUBINI (LUISS): CAMPAGNE PER EUROPEE TROPPO SPESSO SU TEMI NAZIONALI
Le campagne per le elezioni europee sono spesso incentrate su temi che, paradossalmente, non corrispondono alle competenze dell’Unione europea: a sottolinearlo è Francesco Cherubini, professore di Diritto dell’Unione europea alla Luiss Guido Carli.Le sue riflessioni sono condivise con i partecipanti al Corso di formazione per giovani giornalisti al via oggi nella redazionedell’agenzia Dire con Eu Video News. “Ho preso in esame una campagna elettorale italiana per il rinnovo del Parlamento europeo e ho confrontato i temi affrontati con le competenze dell’Unione”, spiega Cherubini. “Ho riscontrato argomenti che non avevano corrispondenza con le competenze dell’Ue, né con i poteri che le sono conferiti dai Trattati”. Si trattava spesso, secondo il docente, di “label di posizionamento politico che non avevano nulla a che fare con i poteri dell’Ue”. Cherubini aggiunge: “Le elezioni europee sono considerate come una sorta di conteggio intermedio tra un voto nazionale el’altro”.
UE. CHERUBINI (LUISS): TANTO DA FARE SU PRINCIPIO DEMOCRATICO
Il “rafforzamento del principio democratico nell’Unione europea” e i “limiti ancora presenti” nel processo decisionale sono stati al centro dell’intervento di Francesco Cherubini, professore di Diritto dell’Unione Europea alla Luiss. Cherubini ha evidenziato come l’Ue si distingua dalle altre organizzazioni internazionali per la capacità di adottare atti normativi vincolanti. Un sistema che, nonostante il progressivo rafforzamento dei poteri del Parlamento europeo, avviato con l’elezione a suffragio universale diretto e proseguito con i successivi trattati, presenta ancora limiti sul piano della rappresentanza democratica. “Nonostante gli sforzi di rafforzare il principio democratico, non si è giunti ancora a una situazione in cui questo sia pienamente rispettato. Gli Stati sono i padroni dei trattati”, ha sottolineato Cherubini. Tra le criticità richiamate dal professore, il peso delle dinamiche politiche nazionali nelle elezioni europee, regolate da normative statali differenti, e il ruolo delle istituzioni intergovernative nei processi decisionali.
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