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Dietro gli allarmi bomba una strategia della paura e della manipolazione: che cos’è la guerra cognitiva

La guerra cognitiva punta a indebolire il nemico sfruttando meccanismi di percezione ed emotività: si fanno sentire non sicuri i cittadini, si mina la fiducia e si costringono le autorità a interventi massicci a fronte di minacce false

ROMA – I recenti allarmi bomba a bordo di aerei commerciali possono essere analizzati come una tattica di Guerra cognitiva: un conflitto basato sulla manipolazione sistematica e sull’alterazione delle percezioni, delle convinzioni e dei meccanismi decisionali di individui, gruppi o intere popolazioni. La ‘Cognitive Warfare’ è riconosciuta dalla Nato come il “sesto dominio operativo” della conflittualità, dopo terra, mare, cielo, spazio e cyberspazio, e trasforma la mente umana nel campo di battaglia primario per l’ottenimento della superiorità strategica.Le radici della Guerra cognitiva affondano nelle antiche strategie di manipolazione, inganno e propaganda, raccontate ne ‘L’arte della guerra’ da Sun Tzu, generale e filosofo cinese vissuto tra il VI e il V secolo a.C., al quale si attribuisce il più importante trattato di arte bellica di tutti i tempi. Le tattiche di Sun Tzu hanno poi subito un evoluzione durante la Guerra fredda, attraverso le prime operazioni psicologiche (PsyOps) e la propaganda di massa.

QUANDO SI È COMINCIATO A PARLARE DI GUERRA COGNITIVA

Il concetto di Guerra cognitiva è però emerso in tempi recenti: il primo simposio scientifico ufficiale della Nato, interamente dedicato al tema, si è tenuto il 21 giugno 2021 a Bordeaux, a opera dell’Innovation Hub di Nato-Act e dell’Ensc. Successivamente, nel 2022, il Nato Science and Technology Board ha riconosciuto ufficialmente la Guerra cognitiva come “una sfida di ricerca strategica fondamentale”, integrandola progressivamente nelle dottrine di difesa e sicurezza. A differenza delle tradizionali operazioni psicologiche (PsyOps), il cui obiettivo primario è controllare i flussi di informazione o influenzare il morale delle persone nel breve termine, la Guerra cognitiva punta a paralizzare la capacità decisionale dell’avversario, indebolire la coesione sociale e minare la fiducia nelle istituzioni democratiche.

I falsi allarmi bomba di questi giorni possono essere configurati e analizzati come una tattica di Guerra cognitiva e, più in generale, di guerra ibrida. Numerosi studi strategici e di sicurezza (inclusi i rapporti sul tema della Nato e dell’Innovation Hub) evidenziano come tali azioni sfruttino leve tipiche di questo dominio:

MANIPOLAZIONE EMOTIVA E DESTABILIZZAZIONE

L’arma della paura e della manipolazione emotiva. La guerra cognitiva mira a colpire la dimensione psicologica della popolazione attraverso la generazione di emozioni negative come la paura, l’ansia e l’insicurezza (PubMed Central-National Center for Biotechnology Information – National Library of Medicine). Un allarme bomba su un volo di linea attiva immediatamente risposte di panico e di sopravvivenza, alterando la percezione di sicurezza dei passeggeri e dell’opinione pubblica (Henry Jackson Society);Destabilizzazione e caos sistemico. Uno degli obiettivi fondamentali della Guerra cognitiva è creare disorientamento, sovraccaricare le autorità e destabilizzare i sistemi civili e le infrastrutture critiche (in questo caso, il traffico aereo internazionale), senza necessariamente ricorrere a un conflitto armato convenzionale (Nato Chief Scientist’s Reports);Erosione della fiducia e dei servizi. Sotto la soglia della guerra aperta, queste operazioni mirano a erodere la fiducia nelle istituzioni, nei controlli di sicurezza e nella continuità dei trasporti, costringendo gli Stati a massicci dispiegamenti di forze (come scorte di caccia militari e ispezioni straordinarie) a fronte di una minaccia virtuale o fabbricata (Nato Defense College Foundation).
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