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Dall'Italia e dal mondo

Pascoli, mulini, api e boschi: Slow food insegna (gratis) agli under 40 i mestieri delle Terre Alte

Un progetto che punta a creare nuove generazioni di pastori, agricoltori, apicoltori e tutti gli altri mestieri legati al territorio e alla sua salvaguardia. Ci saranno anche visite sul campo

BOLOGNA – Le aziende agricole tra Alpi e Appennini diventano ‘aule’ dove giovani under 40 possono imparare mestieri legati alla montagna da praticare vivendo poi nelle cosiddette ‘terre alte’, cioè montagne e colline. E, del resto, si chiama proprio “A scuola di Terre Alte” il nuovo progetto di formazione gratuito pensato e sviluppato per under 40 da Slow Food Italia e realizzato con il contributo del Fondo Carta Etica di UniCredit. La formazione unisce lezioni online e momenti in presenza, nei principali eventi nazionali di Slow Food, con visite sul campo e incontri diretti con produttori e artigiani. Per partecipare basta registrarsi compilando un form. Si parte il 30 novembre con la prima di cinque lezioni online.

COSA SI STUDIA

Le ‘materie di studio’? I “mestieri” del pascolo, delle foreste, dell’ospitalità e della terra. E a primavera 2027, 60 giovani visiteranno le aziende agricole partner in Lombardia, per quanto riguarda l’ecosistema alpino, e in Basilicata, per approfondire i mestieri dei territori appenninici. “Le terre alte sono per noi un luogo del possibile- afferma Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia- non si tratta soltanto di contrastare l’abbandono di queste aree, ma di trasformarle in laboratori dove immaginare un’altra idea di futuro, in territori dove ripensare l’Italia tutta. Sommando collina e montagna, rappresentano circa l’80% del territorio nazionale: sono luoghi dove si possono, anzi si devono, sperimentare soluzioni nuove: nuove scuole, nuovi strumenti di mobilità pubblica, più efficaci sistemi di digitalizzazione al servizio delle comunità, nuove forme di governo democratico dal basso dei territori”. La “Scuola di Terre Alte” è per Slow Food il “tassello di un’ampia strategia sulle aree interne” per far sì che lì i giovani possano avere “opportunità di formazione, lavoro e vita”.Prati, boschi e pascoli contribuiscono a sequestrare il carbonio nel suolo “e, se ben curati, possono arginare il dissesto idrogeologico e prevenire frane, smottamenti, incendi, contribuendo così alla sicurezza dei territori. Questi preziosi ma fragilissimi ecosistemi, oggi esposti in maniera violenta alle conseguenze della crisi climatica, custodiscono un patrimonio enorme di biodiversità: razze antiche e varietà di cereali, legumi, ortaggi, e vitigni che si sono adattati nei secoli alle aree montane, con le relative tecniche tradizionali di coltivazione e trasformazione”, evidenzia ancora Slow Food. Dunque, terre preziose ma progressivamente abbandonate. E per chi resta non ci sono spesso le stesse opportunità di vive in città.”Meno servizi incrementano l’abbandono, in un circolo che indebolisce le comunità e modifica l’equilibrio ambientale”. E allora, per Slow food, “il ricambio generazionale è una delle sfide più urgenti di questi luoghi”. Le aziende agricole di montagna si sono dimezzate in vent’anni e oltre la metà di quelle rimaste è gestita da persone con più di 60 anni. Allo stesso tempo, però, tra 2018 e 2023 i Comuni montani hanno registrato un saldo migratorio positivo e cresce il numero di giovani e nuove imprese che scelgono le aree interne. Alle nuove generazioni di pastori, agricoltori, apicoltori servono però “strumenti adeguati, competenze tecniche e culturali che consentano loro di svolgere mestieri che siano, al contempo, attività economiche redditizie e servizi per la collettività”. La “Scuola di Terre Alte” nasce appunto “proprio per dare strumenti di conoscenza, offrire connessioni e promuovere l’incontro e lo scambio tra i partecipanti”.

UniCredit, attraverso il Fondo Carta Etica, che è nato per sostenere progetti sociali e di comunità, supporta la “Scuola di Terre Alte” nella convinzione che “investire nei giovani significa dare forza, prospettiva e nuove energie a territori di straordinaria ricchezza umana e ambientale”, dice Stefano Gallo, responsabile Territorial Development UniCredit.

Lunedì 30 novembre alle 18.30, le lezioni saranno presentate da, tra gli altri, Rossano Pazzagli, docente di Storia del territorio e dell’ambiente all’Università del Molise e direttore della Scuola di Paesaggio “Emilio Sereni” all’Istituto Alcide Cervi e della Scuola dei Piccoli Comuni di Castiglione Messer Marino (Chieti) e da Marta Villa, docente di Antropologia Culturale dei Domini Collettivi e dei Territori di Vita all’Università di Trento e membro del direttivo di Slow Food Trentino Alto Adige. Poi i focus tematici su allevamento estensivo e pastorizia anche in chiave di custodia dei paesaggi e della biodiversità ospitale oltre la sola prospettiva di produzione alimentare; sulle foreste e quindi su allevamento, agricoltura, castanicoltura, raccolta sostenibile di erbe spontanee, funghi e frutti di bosco; sull’ospitalità e cioè su ristorazione e turismo in montagna dove il cibo può diventare leva di sviluppo locale, tutela della biodiversità e cura del paesaggio. L’idea di un “turismo non turistico”, una accoglienza “radicata nella vita dei luoghi che rispetta i ritmi dell’agricoltura e della pastorizia”. I mestieri della terra portano a grani, legumi, tuberi, salvaguardia dei semi, gestione collettiva di mulini e forni, la panificazione nella prospettiva dell’agroecologia che mette insieme il rispetto delle risorse naturali, il ruolo delle comunità, il dialogo fra saperi tradizionali e innovazione, si spiega.
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