ROMA – Un’antica epopea religiosa che attraversa la cultura, l’identità e anche la politica indiana. Il “Ramayana” torna sul grande schermo con una produzione cinematografica da record, alla vigilia del fine settimana di Diwali, la festa delle luci che culmina questa domenica.’Ramayana: Rise of a Legend’, diretto da Nitesh Tiwari, ha per protagonista Ranbir Kapoor che interpreta il principe Rama. Ad affiancarlo Sai Pallavi, nel ruolo della moglie Sita, e Yash, nei panni del demone Ravana. Il progetto, concepito in due parti, ha richiesto un investimento stimato tra i 420 e i 500 milioni di dollari: una cifra che lo rende il più costoso nella storia di Bollywood, il cinema commerciale in lingua hindi.
Al centro della vicenda c’è il viaggio di Rama per liberare Sita, rapita da Ravana. La storia racconta la vittoria del bene sul male e il ritorno del principe nella città di Ayodhya dopo 14 anni di esilio: un’epopea alla quale la tradizione collega proprio le celebrazioni di Diwali.Il Ramayana è uno dei testi più venerati dell’induismo. La sua storia è stata tramandata per secoli in molte lingue e culture dell’Asia meridionale e sudorientale, ispirando teatro, danza e rappresentazioni popolari.
La sua influenza non si ferma però alla religione. In India l’epopea è diventata anche un riferimento politico. Un passaggio chiave è stata la mobilitazione dei nazionalisti indù per la costruzione di un tempio dedicato a Rama ad Ayodhya. Sul sito sorgeva una moschea del XVI secolo, demolita nel 1992. Le violenze che seguirono causarono circa 2mila morti, in maggioranza musulmani. Nel 2019 la Corte suprema dell’India ha infine assegnato l’area alla costruzione del tempio, inaugurato dal primo ministro Narendra Modi due anni fa.
La nuova produzione punta ora a una platea internazionale: è stata presentata a Los Angeles ed è stata doppiata in quasi 40 lingue. Per sincronizzare il movimento delle labbra dei personaggi con i dialoghi tradotti è stata utilizzata anche l’intelligenza artificiale. La colonna sonora è affidata a due compositori premio Oscar: l’indiano A.R. Rahman, vincitore di due statuette per ‘The Millionaire’, e il tedesco Hans Zimmer, premiato per ‘Il re leone’ e ‘Dune’.La scommessa riguarda anche il peso economico dell’industria cinematografica dell’India. Secondo un rapporto curato dalla Confederazione nazionale delle camere di commercio con Ernest & Young, nel 2025 il comparto ha generato ricavi per 205 miliardi di rupie, oltre 2 miliardi di euro.
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