ROMA – “Noi dobbiamo combattere una battaglia nuova di consapevolezza che sappia coniugare il rigore che non è punitivismo. Il detenuto deve poter respirare, deve avere lo spazio per un respiro lungo e a tempo stesso coniugare sicurezza nel senso costituzionale e le attività trattamentali. Fa più un libro di Dostoevskij che dieci anni di carcere. Io ho letto ‘Delitto e castigo’ a 16 anni, non sono mai stato tentato dalla devianza perché in quel libro io ho trovato tanta conoscenza”. Così Antonio Sangermano, capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità presso il ministero della Giustizia, intervenendo a Roma all’Università Lumsa in occasione della presentazione del libro ‘Guerrieri – Nisida non è solo un luogo, è uno stato dell’anima’ (Il Pellegrino, 2026), di Gianluca Guida, direttore dell’Istituto penale per i minorenni di Nisida (Na).
“Forse questi ragazzi hanno bisogno di qualcuno che gli spieghi che accanto al delitto c’è il castigo, c’è l’auto-castigo, c’è la coscienza e dobbiamo portare nei nostri istituti cultura- ha continuato il magistrato- Stiamo restaurando il teatro di Nisida, abbiamo avuto gli stanziamenti, il commissario speciale straordinario interverrà. Questa è la via, coniugare e implementare al massimo il trattamento e restituire un respiro e una speranza a ognuno nel rispetto delle regole e poi basta con le categorie, perché le categorie sono stigmatizzanti, i disabili nelle classi per disabili, gli immigrati, questi e quest’altri”.Parliamo di legalità- ha spiegato ancora Sangermano- la legalità è democratica ed inclusiva e soprattutto riguarda tutti, riguarda anche chi la invoca e non la rispetta, quindi la legalità è un concetto che obbliga a guardarci in faccia e a essere coerenti agli obblighi che abbiamo, costituzionali e giuridici, quindi noi dobbiamo avere uno sguardo paterno, rigoroso, umano, compassionevole e bello, pieno d’amore nei confronti di questi ragazzi. Devono imparare a piangere per amore e non a fare del male, a soffrire e non avere paura della vulnerabilità, ma chi è più noioso di una persona che non è vulnerabile? La persona vulnerabile, cioè una persona sensibile, è la persona più interessante del mondo. Quindi viva la vulnerabilità, viva la sensibilità e grazie a direttori che onorano la Repubblica come il dottor Guida”.
Durante l’evento organizzato nell’ambito delle attività del Centro di ricerca interdipartimentale sui sistemi sociali e penali Das-Diritto alla speranza dell’Università Lumsa, Sangermano ha aggiunto: “Io credo il carcere non possa essere abolito, perché è strettamente connesso al problema del male, del delitto, quindi quando vi è un reato grave, il carcere diventa una dolorosissima necessità. Però il carcere può essere umanizzato e residualizzato al massimo delle sue potenzialità e vi è tanto spazio ancora oggi per farlo attraverso il potenziamento delle misure alternative, l’implementazione degli spazi di agibilità detentiva e attraverso quella professionalizzazione degli operatori, funzionali pedagogici, polizia penitenziaria, direttori che debbono comprendere che questo non è un mestiere, ma una missione, non nel senso integralistico del termine”.
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