Un racconto dei diversi modi in cui nascevano gli scatti del fotografo
Bologna, 6 nov. (askanews) – “Per Elliott Erwitt esisteva la buona fotografia, come per Tina Modotti, ed è riuscito a coniugare queste diverse situazioni. Quindi sia le fotografie che lui faceva per i giornali, posate perché dovevano essere magari dei ritratti che uscivano sui mensili, sui settimanali che c’erano all’epoca come Life. Altri invece sono proprio degli scatti rubati nel momento, lui andava a cercare delle situazioni che fossero interessanti e faceva degli scatti nel momento, come il famoso bacio allo specchietto oppure i due che si baciano in macchina, che era proprio un portfolio uscito per Life. E poi c’era ancora un terzo mondo da cui lui ha attinto, se vogliamo, meno fotografie iconiche, che era il mondo della comunicazione, della pubblicità. Lui ha fatto molte campagne pubblicitarie, ma alcune delle sue fotografie più celebri come quella del bambino con la baguette eccetera sono proprio delle fotografie nate per un incarico pubblicitario”. È questo il racconto del modo in cui nascevano le immagini, molte entrate nell’immaginario collettivo, di Elliott Erwitt, uno dei più famosi fotografi del secondo Novecento. Lo ha fatto ad askanews Biba Giacchetti, curatrice della mostra “L’arte di osservare” dedicata al fotografo americano al Museo Civico Archeologico di Bologna e prodotta da Civita Mostre e Musei.




