La situazione si rivela ormai insostenibile per le imprese agricole, costrette a fronteggiare un aumento medio dei costi, aggravato dalle recenti tensioni a livello internazionale
Alcuni settori agricoli fortemente legati all’identità nazionale, come quello del grano duro del riso, la suinicoltura e l’olivicoltura, stanno attraversando un periodo difficile e, essendo filiere vitali per il made in Italy, è fondamentale adottare “interventi risolutivi non più rimandabili”, che debbano includere non solo misure pubbliche di politica agricola, ma anche accordi interprofessionali tra gli attori della filiera.
Questo è quanto sottolinea la Giunta esecutiva di Confagricoltura, che si è riunita a Palazzo della Valle per valutare i settori cruciali del sistema agricolo e per sviluppare proposte concrete da sottoporre alle istituzioni. La situazione attuale è insostenibile per le aziende agricole, che devono fronteggiare un aumento medio dei costi, aggravato dai recenti sviluppi negativi a livello internazionale.
Tra i settori in difficoltà, spicca quello del grano duro, per il quale i prezzi sono diminuiti della metà negli ultimi anni. Nella Commissione Unica Nazionale, il prezzo medio ha continuato a scendere, con il costo del grano duro “fino” per la semola di alta qualità che è calato di quasi il 50% rispetto a quattro annate precedenti.
L’allerta è massima anche per il riso. Il prezzo del risone è crollato rapidamente nell’ultima campagna. Le varietà più utilizzate per il risotto, come Carnaroli, Arborio e Volano, mostrano attualmente una diminuzione superiore al 33% rispetto all’anno scorso; il Vialone Nano, in particolare, a giugno ha visto un abbassamento del prezzo del 60% rispetto al 2025.
Per quanto riguarda le carni, le quotazioni dei maiali da macello si attestano stabilmente circa il 20% sotto i livelli degli ultimi due anni, senza mostrare segnali di inversione di tendenza previsti dagli indicatori di mercato. Infine, nell’ultimo anno, l’olio extravergine di oliva ha subito una diminuzione dei prezzi di oltre il 33%, con riduzioni, in alcuni casi, che superano il 50% su base annuale; questo è stato aggravato da un “blocco” delle transazioni che complica ulteriormente la situazione di mercato.
“La grave erosione della ragione di scambio”, afferma la Giunta di Confagricoltura, “mette in pericolo le produzioni fondamentali di settori chiave per il sistema nazionale. È urgente attuare misure risolutive che non possano essere rimandate: è necessario unire interventi pubblici di politica agricola con alleanze tra operatori della filiera, per mitigare l’impatto di una dinamica di mercato che minaccia seriamente la fiducia e la stabilità delle aziende agricole”.
Confagricoltura intende suggerire vari interventi alle istituzioni. Per il grano duro, si propone di valorizzare il prodotto nazionale, migliorando la trasparenza relativa ai Paesi di origine, in particolare nelle miscele, e aumentando la percentuale minima, attualmente fissata al 50%, che consente di indicare il Paese di provenienza principale. Riguardo al riso, è fondamentale intervenire, anche in ambito europeo, per incrementare i controlli sanitari sulle importazioni, promuovendo la reciprocità.
Nel settore suinicolo, è fondamentale un vigilante controllo di ogni potenziale disturbo, come l’innalzamento delle importazioni e le conseguenze delle patologie animali, affinché queste influenze siano riflesse in modo adeguato nei prezzi. Per l’industria dell’olio d’oliva, è necessario con urgenza il riconoscimento formale della situazione di crisi e la creazione di un fondo dedicato per finanziare misure mirate, volte a supportare la liquidità, a gestire i costi del credito e a valorizzare il prodotto locale.
Ciro Di Pietro



